COLORAMA

Il colore rosso | Colorama

Inauguriamo la collaborazione con il Dott. Emanuele Tomasini con colorama e il suo colore rosso.

Scarlatto, caldo, cremoso, vivo e attuale (visto che è uno dei colori delle foglie autunnali) il rosso è un colore vivo e brillante e irresistibile, pure pur chi, tendenzialmente lo detesta.

Tante cose interessanti da scoprire su questa tinta. Pronti?


Artisticamente rosso

M.L.

Federico da Montefeltro – Piero della Francesca

La prima cosa che mi viene in mente quando penso al rosso nella pittura sono i copricapi o i suppellettili da ecclesiastici. Forse perché, nelle miniature o nelle pale d’altare medioevali, l’oro permetteva a colori forti, come il rosso, di emergere e di lasciare un messaggio visivo allo spettatore.

Poi mi viene in mente Piero Della Francesca e il suo ritratto di Federico da Montefeltro: con il suo copricapo e la sua veste rossa che emergono, eleganti, da un paesaggio pacifico e calmo.

Cena in Emmaus – Caravaggio

Una scelta politica e voluta che vede nel rosso il convogliare della potenza del Duca di Urbino. La potenza è tracciata dal colore con una carica comunque dolce ma decisa. Non si intravede nell’uso di questa tinta, nel pittore tardo quattrocentesco, l’aggressività nell’uso del rosso; aggressività che emerge imperante dalle tele di Michelangelo Merisi.

Violento e espressivo, dalla tenebre nere del palcoscenico mostrato da Caravaggio, dalla lama di luce del divino senso prospettico e faro “inesistente” che era capace di ricreare, sboccia sempre il rosso. Lo troviamo in diverse opere come San Gerolamo scrivente, Cena in Emmaus o La deposizione oltre che molti altri. Un rosso vivo ma scuro, un rosso sangue eloquente e fluido, che non lascia spazio alle interpretazioni a differenza delle opere di Banksy, enigmatiche ma allo stesso tempo chiare, in bianco e nero e il rosso: il soffio di una piuma che ci induce alla riflessione.

Girl with balloon – Banksy

Storicamente rosso

a cura di Francesco Cimino – Docente 

Quando, nel Libro VII dell’Iliade, Aiace Telamonio ed Ettore ingaggiano sanguinoso duello e vengono sorpresi dalla notte, decidono di interrompere il combattimento e di lasciarsi, almeno per quel giorno, come nemici rispettosi: si scambiano dunque dei doni. Ettore dona all’acheo la sua spada, ornata con borchie d’argento e con il fodero riccamente decorato e la fascia di cuoio; Aiace, da parte sua, ricompensa il troiano con un dono d’uguale valore: una ricca fascia di porpora.

Sulla porpora abbiamo un’idea ben precisa: colore ricco, pregiato, la cui gamma includiamo nel vasto mondo dei rossi. Ma è sempre stato così? La porpora, che era ottenuta dalla lavorazione del murice, era ritenuto un colore estremamente pregiato per la bellezza e lucentezza del colore ottenuto e per la durevolezza della tinta sui tessuti ed era importato dai Fenici.

L’idea di rosso nell’antica Roma comprendeva tuttavia anche molte altre tinte: il cinabro, ottenuto dal solfuro di mercurio, la cui estrazione in cava equivaleva ad una condanna a morte degli schiavi impiegati nell’attività dato il livello di tossicità del minerale; il minio, o rosso di piombo; i rossi estratti dai vegetali; l’ocra rossa che dà vita al rosso pompeiano, celebre per gli affreschi nelle ville romane di Pompei, ottenuto dalla lavorazione dell’ossido di ferro.  

Per tutto il mondo antico, il rosso fu il colore per eccellenza, in tutte le sue accezioni, rifulgente e brillante, colore energico, associato al fuoco e alla nobiltà.

Con il crollo di Roma fu pian piano perduta la ricetta per la creazione della porpora; il rosso, ormai entrato a far parte dei colori basilari dell’immaginario umano, si differenzia in maniera sostanziale tra il rosso degli abiti, il rosso dell’arte e il rosso del corpo umano e ognuno di questi assume una valenza morale e psicologica.

L’avvento del Medioevo cristiano riscrive l’immaginario sull’Oltretomba e, in particolare, sull’Oltretomba della dannazione, riempiendolo di fiamme.

Ovviamente diventa un tripudio di rosso, certamente non un rosso che crea luce, prerogativa di Dio, ma un rosso che brucia e non rischiara.
Questo rosso opaco si riverbera istantaneamente nei corpi: nei capelli delle persone, nella barba, nel volto. Affreschi e miniature, dal XII secolo in poi, rappresenteranno con buona ricorrenza Giuda Iscariota con barba e capelli rossi e gli abiti gialli, colore del tradimento. Il volto stesso di Satana, da vari colori scuri, verrà sempre più identificato con un rosso opaco e cupo.

Il rosso non sarà solo il nuovo colore della malvagità. Il bel rosso rilucente e vivido dei dipinti sarà ancora uno dei pigmenti più ricercati dall’arte e il nostro corrispondente dal passato, il pittore Cennino Cennini, ci dà informazioni sulle molte varietà che è in grado di creare per affreschi, disegno su carta e pittura su tavola. Conosciamo così il rosso cinabro e il cinabrino, il minio, artificiato per archemia ma buono solo per lavorare in tavola: messo su muro, a contatto con l’aria, anneriva subito (il fenomeno era dovuto alla produzione di biossido di piombo); conosciamo la bellissima ocra rossa definita amatisto, che si ipotizza ricavata dall’ematite. Sicuramente il più misterioso ed evocativo è il cosiddetto sanghue di draghone: il sangue di drago, rosso ricavato da una pianta dell’estremo oriente, il Calamus Draco Willd, era piuttosto disprezzato da Cennino non per la qualità del colore, brillante e viva, quanto più per la poca durevolezza della tinta. Già Plinio confermava che questo rosso, per la sua rarità, era sovente falsificato. Oggi si ritiene che nella Pentecoste di Giotto conservata alla National Gallery sia stato utilizzato proprio il rosso “sangue di drago”.


Psicologicamente rosso

a cura del Dott. Emanuele Tomasini – Psicologo 

Qual è la prima cosa che vi viene in mente se vi dico la parola rosso?

Se lascio che questo colore risuoni in me, penso subito al fuoco, a qualcosa di caldo come il metallo incandescente o all’Etna, all’energia passionale, a Marte, al sangue, al sesso. Vedo la mia cover dell’iPhone che è rossa, ricordo l’intimo della sera di Capodanno, la penna degli insegnanti che corre sul foglio, il mantello dei toreri durante la corrida, la rabbia, i segnali stradali.

La dimensione del rosso racchiude una spinta pulsionale all’azione, è espressione di vitalità e di un Io desiderante attivo.

Come il magma, la potenzialità insita in ognuno di noi è associabile a questo colore; attinge a quell’energia profonda che cerca il modo di uscire.

A contatto con questo colore il battito del cuore aumenta, il respiro accelera e si prova nel corpo una tensione da scaricare.

Vi dice niente la mela rossa di Biancaneve? L’impulso che fa sentire vivi, ma può condurre al pericolo.

Questa tonalità non passa certo inosservata: la indossiamo quando sentiamo di essere sicuri di noi stessi e lo vogliamo comunicare agli altri.

Un colore che parla di autoaffermazione. Gli indiani in battaglia ce ne danno una prova.

E poi, chi non vorrebbe un abito rosso Valentino nell’armadio? Simboleggia e concretizza la forza presente nell’anima: costruttiva, ma se non dominata distruttiva. Avete mai detto: vedo rosso? L’ira, in un attimo, prende il sopravvento e porta a ridefinire, in modo aggressivo, il nostro confine psicologico per far rientrare l’emergenza e il pericolo che proviamo. Accecati dalla rabbia si esprime una forza pericolosa, senza il controllo della ragione.

E all’opposto, due labbra che assaporano una fragola rossa, l’Eros che si sprigiona alla ricerca del piacere carnale. La sensualità che fa avvicinare.

Il rosso ci vede attori protagonisti della scena, tanto nel fare quanto nel relazionarci all’altro. Il sipario si apre e siamo sul palco, pronti?

Ci vuole coraggio per il rosso, ma il rosso ispira coraggio. Questa qualità si rafforza, nel nostro mondo interno, scoprendo chi siamo. La travolgente passione rossa è quella che invita a lasciar lavorare i nostri talenti, non soffocandoli, ma incanalandoli perché acquisiscano forza e diano slancio. Se ci pensate, è ciò che fa il sangue nel nostro corpo, trasporta la vita, ma se fuoriesce da vene e arterie può provocare una emorragia.

E se il rosso è tutto questo, allora vi auguro di riscoprire il vostro fuoco interno, che con l’autunno non è mai male, ce lo suggeriscono anche le foglie: una estroversione che parte dal profondo.

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