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Sogni come statue

L’ispirazione nel voler condividere questo pensiero affonda le sue radici in uno stato su Facebook di sabato mattina in cui, super felice, esprimevo che i sogni, in un modo o nell’altro, si avverano sempre.

Come tutto, del resto, anche i sogni si realizzano per opera di qualcuno che ci mette i mezzi. Di solito siamo noi ad impegnarci tanto affinché si avverino, altre volte, come nelle favole, abbiamo l’aiuto di qualcuno.

Una cosa è certa: i sogni, in quanto tali, ci accompagnano da tanti anni e, negli anni, si plasmano a seconda delle circostanze, della maturità e della realtà. In buona sostanza, è come se avessimo davanti un blocco di marmo da cui tirar fuori una statua. In corso d’opera possiamo renderci conto della difficoltà nella realizzazione, possiamo accettare di buon grado che l’opera risulti diversa rispetto a come l’avevamo immaginata. Capitano anche i momenti di rassegnazione o di “cambio di funzione” ma l’importante è tenere sempre nel cassetto il proprio sogno che, quando meno te lo aspetti, fa capolino nella tua vita.

Chi mi conosce bene sa che cantavo (e facevo di tutto per farlo) già alle recite all’asilo. Cantavo sempre, ovunque, fino a quando non ho deciso di racimolare qualcosa per prendere delle lezioni.

Ascoltando molta musica, ho sperimentato tanto e ho individuato i generi di musica più appaganti da cantare, quelli che mi venivano più naturali: jazz, swing, bossa nova.

Una canzone tira l’altra, come le caramelle. Ho affinato il mio repertorio e ho affinato il mio modo di cantare grazie a due importanti esperienze: quella in un gruppo di cui ero vocalist, il mio primo vero gruppo musicale, e un ensemble di musica polifonica. Il primo per stile e il secondo per tecnica e gestione sono stati per me tasselli fondamentali.

Il mio sogno però di cantare in un gruppo con sassofoni e contrabbassi tra un pubblico che sapesse ascoltare quella musica era sempre molto lontano. Solo durante un concorso a cui partecipai ebbi la possibilità di provare a cantare un pezzo con una piccola orchestra e ne conservai vivissimo il ricordo.

Provavo concorsi amatoriali qui e li. Partecipavo a gare di karaoke, andavo a cantare nei karaoke. Durante gli studi all’università, nei giorni di festa ma sopratutto d’estate, ho trasformato il canto in un lavoretto. Facevamo serate con il gruppo e poi, sia da sola che con partner lavorativi, mi divertivo a fare piano bar.

Anche se i contesti non fossero sempre ottimali, ero felice di cantare e l’ho sempre fatto con molto trasporto.

I giri che avevo non erano purtroppo moltissimi ma ne avevo un pò e, se mi fossi impegnata di più, forse, anche giù, sarei riuscita a trovare qualcosa di migliore. Jazz, swing e bossa nova sono generi particolari, forse di nicchia che non si prestano a tutti i locali. Non che locali di questo tipo mancassero, anzi, ma chiaramente non chiamavano me per fare serate.

Ad un certo punto, presa anche da altre questioni importanti della vita decisi di desistere. Il canto sarebbe stato sempre il mio hobby preferito e, se avessi voluto, avrei potuto continuare a cantare per me stessa.

Quando mi sono trasferita a Milano le possibilità di fare qualcosa con il canto erano pari a zero. Impegnata in altre faccende importanti e, soprattutto, priva di agganci non avevo speranze.

Non potevo demordere però senza non aver nemmeno provato. Così, spulciando in rete, mi sono imbattuta in un sito internet (non so come) che mette in contatto musicisti e cantanti. Dopo essermi registrata, inserendo esperienze, repertorio, strumento, genere musicale e altre informazioni di questo tipo sono iniziate innumerevoli e-mail di proposte in gruppi, più o meno impegnati e dei generi più svariati.

Dopo 11 mesi di mail di gruppi rock e pop a Novembre, finalmente, una mail di qualcuno che fa jazz e bossa nova.

Essendo stato Novembre scorso uno dei mesi più impegnati della mia vita fino a questo momento, ho dovuto spiegare, mio malgrado, che purtroppo in quel momento non potevo impegnarmi.

Da il in poi nessuna mail, fino a qualche mese fa in cui sono stata ricontattata dallo stesso gruppo. Assurdo.

Inizia la mia avventura. Non ci credevo neanche. Il contesto, la musica, il repertorio, i musicisti tutto perfetto.

Super felice, pensavo che il prosieguo di questa attività, già impensabile per me, era un sogno realizzato. Ma la sorpresa fu maggiore quando, poche prove dopo, vengo invitata a provare in un gruppo affluente di uno dei membri del gruppo in cui avevo iniziato.

Non ci potevo credere. La mia musica della vita, con i musicisti giusti, elevato al quadrato.

L’idea di provare per fare serate, l’idea di sapere che posso coltivare questa mia passione ma sopratutto sapere di fare tutto questo tra persone che, come me, apprezzano questi generi musicali e soprattutto apprezzano me, la mia voce, il mio timbro e il mio stile che, per la prima volta, non passa inosservato.

Il mio sogno si è realizzato. Da un gioco legato alla mia atavica passione, la musica, adesso (e non l’avrei mai detto che si presentasse adesso e così) c’è una strada da percorrere, anzi due.

Per questo dico che i sogni, in un modo o nell’altro, si realizzano. Basta crederci, basta volerlo e non demordere.

Sono sempre stata curiosa nel provare tante cose. Mi piace sperimentare e mettermi in gioco, per questo motivo, da bambina, quando mi veniva chiesto cosa volessi fare da grande le mie risposte erano infinite perchè infiniti erano e sono i miei sogni. Crescendo, tutto si è plasmato, anche i sogni ovviamente. E seppur non credo che da grande diventerò una famosa cantante, oggi sono felice del fatto di essere una cantante e di esprimere questa mia gioia quando chiudo gli occhi e canto.

Trovate qui “il mio trampolino”, il sito che ho trovato e che condivido con voi, magari può essere un tramite anche per la realizzazione del vostro di sogno.

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