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C’era una volta Sari: storia di tenacia creativa

Tempo di lettura: 4 Minuti

Presento con molta gioia la storia di oggi. Una storia che mi è stata raccontata da Roberto, con il quale abbiamo fatto una piacevole chiacchierata al telefono.

Indipendentemente dalla bellezza e della forte potenza della sua storia, ciò che mi ha colpito di più di questa “esperienza” è la sua morale

Ascoltare gli altri, le ragioni profonde delle loro scelte, dei loro sogni è un dono. Ci si arricchisce con gli altri, si migliora, in un modo o nell’altro.
Si cresce. 

E io mi sento privilegiata a coltivare questa bellezza.

Per raccontarvi la sua storia, parto da una delle domande più ovvie che gli ho posto e continuo riportandovi la sua risposta: la meno ovvia che mi potessi aspettare. 

Che difficoltà hai incontrato nel tuo cammino?” ho chiesto; la risposta è stata: “Le difficoltà? diciamo che non ne ho incontrate. Cerco di non ingrandirle troppo, potrebbe essere un ostacolo al mio percorso. […] Solo qualcosa a livello burocratico ma nulla di più”. Potrebbe finire qui quello che ho da dirvi; potrebbe concludersi su questa affermazione, le cui parole sono semi da gettare sui campi di chiunque voglia intraprendere un sogno ma si arresta prima ancora di provarci. 

Roberto ha gettato dei semi sul campo del suo sogno, ma possiamo dire che questo sia stato forse l’ultimo passaggio. Perché i sogni non vanno solo pensati ma vanno anche costruiti. 

Al secondo anno del suo percorso universitario, Roberto inizia a riflettere sulla possibilità di trarre dalla terra un beneficio, di creare un progetto che potesse essere qualcosa di più. Ricerche, studi di mercato, oltre che le numerose offerte agroalimentari della nostra Terra, lo portano a scegliere di intraprendere un percorso particolare: coltivare la terra e, in particolar modo, le spezie. 

Come un mare in tempesta, le idee si agitano prima di prendere forma.

Finito il percorso di studi la sterzata iniziale fu decidere di avere come regalo proprio la terra, un appezzamento nelle zone di Trecastagni che oggi ospita l’azienda agricola SARI, un nome che sboccia come un fiore dal ventre della nostra storia per il tramite dello storico Tommaso Fazello che, nei suoi scritti sulle storie della Sicilia, raccontava come i catanesi fossero soliti chiamare le pietre di tufo, tipiche del nostro panorama vulcanico, sari.

L’opera dell’amico e grafico Aurelio Viva arrichisce l’idea di Roberto con un logo che riprende la curva della S, iniziale del nome, nera e spessa per onorare i muretti a secco tipici delle nostre campagne.

 Il nero, inoltre, elegante e discreto, come la lava trasformata in pietra, si incontra e fa risaltare i colori e le sfumature, visive e olfattive, della natura circostanze. Ed è così che SARI sbocciò.

Le spezie sono il core business dell’azienda che risponde ad una precisa intenzione: valorizzare le erbe della macchia mediterranea. Da Sari si possono infatti trovare origano, rosmarino, peperoncino, melissa, menta, timo, lavanda e zafferano, quest’ultimo raccolto a novembre e gli altri da giugno e settembre. 

Il mio consumatore finale deve essere anche il single, il fuori sede; per questo ho scelto di produrre, almeno per il momento, confezioni da piccoli formati (10g). [..] Sul packaging ci stiamo evolvendo, presto avremo delle novità, cento per cento ecosostenibili”. “Nel futuro? Sicuramente vedo di allargare l’azienda, trovare più compratori; […] ho anche in mente la creazione di altri prodotti. Il prossimo passo sarà il nuovo packging. Entro il 2020, inoltre, convertirò l’azienda in biologico: di certo un valore aggiunto.

L’idea creativa si fonde a pieno con la tradizione quando alle spezie Roberto decide di abbinare le confetture: “L’idea […] è quella di associare un frutto ad una spezia; la confettura di mela cola e rosmarino, ad esempio, nasce dalla volontà di proteggere e valorizzare la mela cola, questa varietà autoctona in via di estinzione. La confettura di mela cola e rosmarino è tra i prodotti che ho nel cuore, uno dei primi ad essere stato lanciato.” Gli abbinamenti tra le spezie e la frutta con cui creare le confetture nascono nel mio laboratorio, dove essicco le spezie. Lì nascono le idee, come ad esempio, quella della confettura di pere coscia e fiori di lavanda.”

Tra le scoperte più interessanti di questa chiacchierata, vi è sicuramente quella di una spezia che non conoscevo: l’elicriso, un’erba nuova per il palato che incontra un gusto di finocchio selvatico e liquirizia e che nasce spontaneamente.

L’elicriso ha, tra l’altro, un valore aggiunto perché rappresenta, per Roberto, una sorta di “pianta guida”… 

L’elicriso, tra tutte, è sicuramente la pianta che mi ha stimolato di più e che non conoscevo. Un giorno, il mio collaboratore mi ha fatto scoprire il bosco di Monte Ilice e camminando ho notato questa pianta profumatissima; l’ho scambiata per liquirizia.”

Il racconto di questo breve aneddoto incarna la purezza del sogno che diventa realtà e che origina dalla curiosità smodata del sognatore, curiosità verso la natura, così segreta e tutta da esplorare, curiosità verso le piante aromatiche “[…] che non si fermano all’apparenza” come l’eligriso che sembra liquirizia “[…] ma vanno oltre” servendoti sul piatto d’argento la più meravigliosa delle immaginazioni. 

Tutte le immagini sono state gentilmente concesse dal proprietario che ne riserva i diritti.

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