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I custodi dell’Ape Nera – vistamare

Per raccontare le opere belle realizzate con la passione non soltanto per ciò che si fa ma anche per la propria terra, ho bisogno di prendermi del tempo. Riflettere, leggere o ascoltare ciò che mi viene detto per poi confezionarlo nel modo che renda più onore possibile a quell’impresa. Uso questo termine di proposito perché ciò che vi racconto oggi è la storia di un’impresa bellissima, intesa come tale sia nella sua più ardua accezione sia in quella più commerciale.

Vi racconto la storia dei Custodi dell’Ape Nera e del miele pregiato dell’Etna.

Curiosità, passione, studio sono stati il seme che ha generato in Gianluca Lazzaro la voglia di credere in un progetto bellissimo sul mondo delle api:

«[…] durante le mie letture venni a conoscenza dell’esistenza di una sottospecie autoctona siciliana, l’Apis Mellifera Sicula, che ha popolato per millenni la Sicilia, ma il cui allevamento fu abbandonato negli anni ’70 quando gli apicoltori siciliani sostituirono i bugni di legno di ferula (le casse a forma di parallelepipedo usate come arnie) e iniziarono a importare api ligustiche dal nord Italia, allevandole nelle arnie a favo mobile. Questa razza fu dichiarata quasi estinta. Negli anni ‘80 Carlo Amodeo, apicoltore della provincia di Palermo, riuscì a isolare questa sottospecie e avviò un vero e proprio programma di reinserimento e ripopolamento di quest’ultima nella Sicilia Occidentale.
Scelse la Sicilia Occidentale perché la scarsa presenza di apicoltori in quel territorio avrebbe favorito la riproduzione quasi in purezza della specie, senza dover fare i conti con il problema dell’ibridazione dovuto alla presenza massiccia di Apis Mellifera Ligustica, che, di contro, popolava la Sicilia Orientale.  »

L’interesse per questa preziosa storia e le visite presso l’azienda di Amodeo hanno concretizzato il suo obiettivo: riportare l’Ape Nera Sicula nella Sicilia Orientale e nello specifico sull’Etna.

Come hai iniziato il tuo percorso?


«Iniziai con sole sei arnie; avevo bisogno di conoscere meglio questa razza e quindi mi iscrissi all’Associazione allevatori Ape Nera Siciliana, presso la quale tutt’oggi sono membro attivo. Produssi il mio primo miele grazie al preziosissimo aiuto di una persona a me molto cara nonché apicoltore professionista. Nel 2014 decisi di trasformare la mia passione per le api e il loro meraviglioso nettare in un vero e proprio lavoro.»

Con l’aiuto dei suoi due fratelli, che Gianluca ha deciso di coinvolgere, e un chiarissimo obiettivo, nacque il marchio i Custodi dell’Ape nera proprio perché l’intento era ed è quello di custodire, prendersi cura, salvaguardare una bellissima razza.

Il numero di alveari, direttamente acquistati dagli allevamenti di Amodeo per tutelarne la purezza, aumentò. Gli spazi interni dell’arnia, definiti spazi ape, vennero studiati al solo scopo di renderli un luogo in cui le api potessero sentirsi a proprio agio.

Forse proprio come le api, certosine e minuziose nel loro “lavoro”, Gianluca ha impiegato il proprio tempo studiando e lavorando, ottenendo così una grande esperienza nel campo dell’allevamento. A questo punto era arrivato il momento di svoltare e di aggiungere un nuovo tassello al suo progetto: la produzione di un miele qualitativamente eccellente.

«Tutte le sostanze organiche sono sensibili all’ossidazione (il mondo del vino dal quale provengo mi dà molta esperienza in merito); il miele non viene meno a questo inevitabile processo. Dopo attente osservazioni, sono riuscito ad individuare nel processo di estrazione e confezionamento alcuni punti critici nei quali il miele è sottoposto ad inevitabile ossidazione.
Per ovviare a ciò, ho modificato e riprogettato alcune attrezzature già in commercio, cercando di creare, in tutte le sue fasi, un sistema di lavorazione che sia totalmente isolato e quanto più possibile privo di contatto con l’ossigeno (utilizzando in alcune fasi GAS inerti come l’azoto).
»

Oggi i Custodi dell’Ape Nera dispongono di un laboratorio efficace e concentrato con poco meno di 100 alveari che bottinano le specie nettarifere presenti sull’Etna e da qualche anno collaborano anche con la facoltà di Agraria dell’Università di Catania.

«Il periodo principale per la produzione del miele è la primavera, durante il quale ogni apicoltore, con grande attenzione al giusto posizionamento degli apiari, agevola le stesse api alla raccolta dei nettari che caratterizzano le svariate essenze prodotte.
Il miele è prodotto dall’ape sulla base di sostanze zuccherine che essa raccoglie in natura. Le principali fonti di approvvigionamento sono il nettare, prodotto dalle piante da fiori, e la melata, un derivato della linfa degli alberi prodotta da alcuni insetti succhiatori. Le api accumulano il miele prodotto nei favi contenuti nei melari. Al momento opportuno, l’apicoltore decide di toglierli dall’arnia per portarli in laboratorio ed iniziare l’estrazione del miele. »

I custodi dell’Ape Nera ci hanno spiegato con dovizia di particolari l’A-B-C del miele: dallo stoccaggio dei melari che intraprendono il viaggio verso il laboratorio, per controllare lo stato di umidità del miele, alla disopercolatura in cui il “tappo” di cera che copre le singole cellette del favo viene tolto per permettere al miele di fuoriuscire, fino ad arrivare, dopo tante altre minuziose fasi, all’invasettamento di un prodotto che si conserva a lungo, per natura. Oggi i custodi dell’Ape Nera producono diverse qualità di miele:

  • il millefiori, prodotto sul versante Nord dell’Etna, a circa 700 m s.l.m.; ha un sapore di media intensità aromatica, tra il fruttato e il floreale;
  • il miele da fiori di agrumi, figlio del versante est dell’Etna; ha un gusto ricorda i fiori di gelsomino e i fiori di zagara dai quali proviene;
  • il miele di melata di quercia, raro e prodotto in ridottissime quantità; è una sostanza molto particolare e preziosa; la melata è prodotta solo in annate con condizioni climatiche favorevoli. Non è ricavata da nettari, ma raccolta dalle api direttamente dalle foglie degli alberi di quercia.
  • il miele di melata di agrumi prodotto nella zona di Nunziata di Mascali (CT); il miele di melata di agrumi ha un sapore molto meno dolce rispetto ai mieli prodotti da nettare, non cristallizza e si presenta particolarmente scuro, aromatico e denso. Al suo interno sono presenti in buona quantità anche calcio, magnesio, sodio e potassio e si rivela inoltre un’ottima fonte di ferro. Perfetto come dolcificante per tisane o tè o da abbinare a piatti salati con formaggi teneri o stagionati;
  • il miele di castagno, che a differenza di molti altri mieli ha un colore che varia dal giallo-marrone a quasi nero, dalle sfumature ambrate molto scure e intense; non cristallizza. Il suo odore è aromatico e legnoso con un gusto complesso e inimitabile: molto meno dolce rispetto gli altri mieli, presenta un retrogusto amarognolo e persistente che può essere apprezzato anche su piatti salati, di carni e formaggi stagionati.

La storia dei custodi dell’Ape Nera è un virtuoso esempio di volontà, tenacia e capacità di inventarsi, anche laddove non dipende solo da sé stessi.
Questo esempio rende omaggio alla natura e ci mostra come questa possa essere accompagnata a ritrovare il suo equilibrio originario.

Un operato che, unito alla competenza, allo studio e all’esperienza, genera bellezza e la natura, grata, non può che contribuire alla realizzazione di un prodotto perfetto.


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