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Ionia: benvenuti a casa

Tempo di lettura: 4 Minuti

Ci sono cose che mi fanno emozionare. Da sempre sono stata così. Da quando vivo lontana da casa ancor di più. Poi, un giorno, ho visto un nome di una canzone, nuova.
A dire il vero, ne conoscevo da tempo anche la sua penna. 

Il solo titolo evoca in me un turbinio di cose: Ionia, il primitivo nome dei due territori dove sono nata. L’ho ascoltata ad occhi chiusi ed ho fatto un viaggio. Tutto aveva i contorni definiti, i colori vividi.
Tutto assumeva tridimensionalità e il cuore scoppia. 

[…] è una costante sorpresa, l’aria di casa mia” lacrima che segue.

Mi sono emozionata, sì. E l’ho detto a Carla, subito. Del resto, anche lei ha vissuto lontana da casa e sa cosa si prova. Non potevo non invitarla a raccontarmi di Ionia…

Ho sempre associato lei alla musica e questa sensazione, brillante dall’esterno, affonda profonde le sue radici già nella giovinezza della madre e dei suoi fratelli che da ragazzi trasmettevano alla radio per un’emittente catanese. La musica come abitudine, cultura, modo di vivere e percepire si è ramificata come un gelsomino in fiore trovando in Carla la fioriera adatta in cui espandersi.  


«[…] La notte, ad esempio, fino ai tre/quattro anni non dormivo se lo stereo non eseguiva in loop “paint my love” dei Michael Learns To Rock. Se la musica, per disgrazia, si interrompeva, io mi svegliavo scoppiando in un pianto isterico. (Vi lascio immaginare quanto abbiano dormito i miei genitori in quegli anni.) Credo sia proprio questo l’aneddoto più significativo che posseggo per far intendere chiaramente il legame profondo che,
da sempre, mi lega a quest’arte.»

Capì ben presto che la musica non poteva essere solo ascoltata; questo dialogo profondo andava assecondato. Occorreva fermarsi e andare oltre il mero ascolto passivo. 

«[…] La scrittura è arrivata di conseguenza al bisogno continuo di musica.

Mi ha stimolato moltissimo l’esempio di mio zio Alessio, autore e compositore. Ricordo che ogni volta in cui ascoltavo le sue creazioni pensavo: “voglio farlo anche io”.

Così un giorno, avevo circa dodici/tredici anni, decisi di scrivere la mia prima canzone. All’epoca non disponevo di nessuno strumento musicale in casa, quindi ipotizzai a mente una linea melodica e ci scrissi sopra un testo. 

Da quel giorno ho continuato a scrivere cambiando spesso modalità, finché non mi fu regalato un pianoforte elettrico, che tutt’oggi uso per comporre.»

Quando ho ascoltato “Ionia” per la prima volta mi è venuta in mente la ghiaia tipica della spiaggia di Torre Archirafi e il mare che luccica all’alba abbracciato dall’Etna e da Taormina. La farei ascoltare a qualcuno a cui vorrei spiegare cosa si prova ad avere dentro queste immagini. 

«[…] Ionia è nata in una maniera molto bislacca, ovvero tra le montagne innevate della Val di Susa, più precisamente a Sauze d’oulx, in una camera d’albergo. 

Mi ha sempre fatto ridere questa cosa, il fatto che una canzone così orgogliosamente mediterranea sia stata concepita nella patria della polenta d’inverno.

Però, in realtà, tutto ha perfettamente senso.  

Infatti, proprio in quel periodo, mi sentivo estremamente fuori posto, sia geograficamente che emotivamente, e sentivo la pressante esigenza di tornare a casa. 

Non potendolo fare fisicamente decisi di farlo spiritualmente. Così incominciai a ricordare una delle tantissime passeggiate fatte l’estate prima, da Giarre fino al lungomare di Riposto. 

Quel ricordo e le emozioni provate in quel luogo così distante, sotto tutti i punti di vista, dalla mia terra, mi hanno suggerito esattamente cosa scrivere.»

Non poteva non essere ovvio considerare la magia di questo pezzo che si innalza come polvere in controluce già al solo ascolto….«[…] Ogni volta in cui la suono ha sempre la stessa immane potenza evocativa di quando l’ho concepita, e mi riporta tutte le volte a casa; tra i fichi d’india a schiera, le buganvillea e i volantini delle sagre. »

Questo scorcio di mondo piccolo e ricco, così dettagliatamente descritto mostra quando siamo in grado di dare come terra, come aria, come anima. 

L’arte si insinua naturalmente, come l’acqua, dentro i personaggi più sensibili che vivono la mia terra. Ci rende migliori, ci culla, ci arricchisce anche se pare ci svuoti. Ci fa sentire strappati quando non siamo con lei e con queste parole chiunque ascolti è in grado di capire quanta passione c’è oltre lo stretto.

«[…] Nella ‘bio’ del video di Ionia ho fortemente voluto inserire una frase che recita: “A mio nonno Salvatore, riassunto perfetto di questa terra”. Ecco, il valore che do a questo brano è tutto sintetizzato in quella dedica. »

L’intro, come un cancello di un’assolata villa di campagna, apre gli scenari più evocativi. Almeno per me: ascoltarla significa tante cose e come un libro, per ognuno di noi, ha un differente impatto sui ricordi, sulla vita. 

Benvenuti a casa. 

Ascolta Ionia su Youtube o su Spotify.

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